Case antiche: Alla riscoperta del cocciopesto

Case antiche: Alla riscoperta del cocciopesto

Un materiale antico ed attuale per la ristrutturazione e riqualificazione degli edifici storici

Premessa

In epoca moderna l'utilizzo della calce è stato soppiantato dall'utilizzo del cemento, perchè di più facile applicazione ed ad un costo più contenuto e con buone proprietà meccaniche.

Rispetto alla calce tuttavia, il cemento si altera in presenza di sali e piogge acide, inoltre, veicola l'umidità all'interno dei muri portando alla loro graduale disgregazione. Proprio per questi aspetti negativi del cemento, taluni applicatori più attenti, hanno progressivamente reintrodotto la calce, studiando ed affinando le tecniche antiche, per cui via via l'utilizzo della calce (che è espressamente richiesta in ambito del restauro archeologico e storico) si è esteso progressivamente nei lavori in bioedilizia.

1. La Calce

La calce si ricava dalla cottura di rocce carbonatiche la cui composizione influenza la qualità del prodotto finale. La calce si divide in due categorie principali:

  • la calce aerea
  • la calce idraulica

La calce aerea è così chiamata perché si indurisce nel tempo a causa dell'anidride carbonica presente nell'aria. Durante il processo di cottura (noto col nome di calcinazione) a circa 900° il carbonato di calcio presente nelle rocce calcaree (CaCO3) si dissocia in anidride carbonica (CO2) che volatilizza e CaO-ossido di calcio ovvero CALCE VIVA. Se la calce viva entra in contatto con l'acqua, la molecola dell'acqua (H2O) si aggrega alla molecola dell'ossido di calce (CaO) dando luogo all'idrossido di calce (Ca(OH)2) chiamato anche calce spenta dal fenomeno noto col nome di spegnimento. Lo spegnimento è un fenomeno istantaneo ed esotermico con enorme sviluppo di calore (278Kcal per Kg di CaO) ed un aumento di volume di circa il 50%. Questo procedimento, eseguito dagli antichi, è molto pericoloso per l'incolumità dell'operatore, per cui le odierne normative impediscono che la calce venga spenta dall'operaio in cantiere, come avveniva fino a qualche decennio fa, in assenza di adeguate condizioni di sicurezza.

Dallo spegnimento della calce si ottiene la calce idrata in polvere o lasciandola maturare a lungo in acqua si ottiene il grassello di calce (per separazione della parte grassa che si deposita sul fondo dall'acqua che affiora in superficie).

Calce Idraulica Naturale

La calce idraulica naturale ha proprietà idrauliche: indurisce in presenza di acqua.

Le fasi della produzione di calce idraulica naturale (sigla NHL) sono le seguenti:

  1. Cottura fino a 900°C di una marna che contiene anche frazioni argillose-calcare
  2. Spegnimento e macinazione
  3. Durante la cottura a 500°C, l'argilla (xSiO2 yAl2O3 zH2O) si decompone in silice e allumina (xSiO2 + yAlO3 + zH2O)
  4. Durante la cottura a 900°C il calcare (CaCO3) si decompone in ossido di calcio altresì chiamato calce viva (CaO) e anidride carbonica (CO2)
  5. L'anidride carbonica è un gas e si disperde in atmosfera
  6. L'idraulicità deriva dai silicati, dagli alluminati di calcio, dagli ossidi di alluminio, non combinati, che reagiscono con l'idrossido di calce che si ottiene dopo lo spegnimento.

Produzione della calce idraulica artificiale (sigla HL e FI)

La calce idraulica artificiale, un prodotto moderno, è ottenuta miscelando alla calce altri leganti idraulici come cemento, o loppa di altoforno.

La normativa impone sigle differenti affinché il consumatore sia in grado di capire la diversa qualità e prestazioni ambientali di ciò che acquista.

Il punto di partenza per la realizzazione di una buona malta di calce è la scelta del legante.

Storicamente, in area mediterranea il legante utilizzato era la calce viva e il grassello di calce, e la componente aggiunta alla calce per la realizzazione di malte particolarmente resistenti all'acqua e all'usura erano le polveri vulcaniche (pozzolane naturali) e il coccio macinato (pozzolane artificiali).

Per pozzolana si intende qualsiasi materiale che riveli attività pozzolanica e per attività pozzolanica si intende quel complesso di fenomeni reattivi che trasformano gli impasti di calce, ”pozzolana” ed acqua in un materiale compatto attraverso fenomeni di presa ed indurimento propriamente idraulici.

Le pozzolane sono minerali argillosi che hanno trasformato la loro primitiva natura attraverso il forte innalzamento della temperatura vuoi naturalmente durante i fenomeni vulcanici vuoi artificialmente attraverso la cottura a temperature tra i 600e i 900 gradi e successiva macinazione fine.

L'argilla è una roccia sedimentaria composta in prevalenza da silicati idrati di alluminio (xAl2O3.ySiO2.zH2). Può contenere anche materiali non silicei quali carbonato di calcio, carbonato di ferro ecc. A 900°C il carbonato di calcio(CaCO3) si scinde in ossido di calcio (CaO e anidride carbonica(CO2); l'anidride carbonica è un gas e si disperde in atmosfera, il carbonato di cacio reagisce con la silice e l'allumina prodotti dalla dissociazione dell'argilla, dando luogo, in fase di idratazione, a composti quali silicato di calcio e alluminati di calcio che sono materiali molto reattivi nei confronti della calce, aumentando la resistenza dell'intonaco.

Questo intonaco a base di grassello di calce e polvere macinata di cotto prende il nome di cocciopesto.

2. Il cocciopesto

Il cocciopesto è il materiale caratterizzato dal migliore stato di conservazione tra quelli rinvenuti negli edifici storici e negli scavi archeologici in epoca romana si trovano i primi scritti che parlano di calce e pozzolana o calce e cocciopesto: questo nuovo impasto aveva la capacità di resistere all'usura e di indurire più velocemente anche in acqua. Nei porti, a contatto con l'acqua marina, le strutture diventavano sempre più resistenti col passare del tempo.

Plinio il Vecchio, nel suo Naturalis Historia (77d.C.) così recita “inespugnabile alle onde marine e ogni giorno più resistente del giorno precedente”

Un gruppo di geologi coordinati da Marie Jackson della UTAH University (USA) hanno effettuato una ricerca pubblicata sulla rivista scientifica American Mineralogist. Essi hanno prelevato numerose “carote “ di calcestruzzo in alcuni porti romani, esaminandone i componenti che sono risultati essere calce viva, ceneri vulcaniche, pezzi di cotto. Gli scienziati hanno scoperto che l'acqua di mare reagendo con essi dava luogo alla formazione di Tobermorite alluminosa, minerale che rinforzava la struttura del calcestruzzo.

I romani si rifornivano di ceneri vulcaniche nei giacimenti situati vicino a Roma detti pozzolane rosse e nel golfo di Napoli vicino a Pozzuoli da cui il nome Pulvis Puteolanus. Quando erano distanti usavano la polvere di cotto finemente macinata.

Con il cocciopesto i Romani hanno impermeabilizzato pareti di fognature acquedotti , costruito ponti, edifici termali, case riscaldate, pavimentazioni rifinite a mosaico che ancor oggi si possono ammirare a Pompei: sopra le fondazioni veniva disposto uno spessore di 10/15 cm. che veniva battuto con pestelli di legno in modo da compattare bene i vari frammenti. Il pavimento diventava così impermeabile all'acqua. Se è in epoca romana che si trovano i primi scritti che parlano di calce e pozzolana o di calce e cocciopesto, tuttavia nell'isola di Cipro sono state trovate delle costruzioni risalenti al 2.000a.C. nelle quali era stata impiegata calce e argilla cotta macinata. Nel X° secolo la malta di calce e pozzolane era nota sia ai Fenici che agli Israeliti che la Hanno adoperata per intonacare l'interno di cisterne a Gerusalemme.

Furono però i Romani a potenziare l'uso di questa malta, utilizzando le pozzolane (cenere di vulcano e polvere di mattone macinato-cocciopesto) in sostituzione della sabbia. Con questa tecnica hanno costruito i più importanti monumenti dell'antichità come ad esempio il Pantheon di Roma che resistono tuttora dopo millenni dalla loro costruzione.

La spiegazione è semplice: nell'antichità i componenti della malta di calce non venivano alterati da componenti estranei che le conoscenze chimiche moderne hanno introdotto e quindi le caratteristiche della malta derivavano dalle caratteristiche naturali dei suoi componenti.

Per quanto riguarda il grassello, oltre alla scelta delle pietre calcaree importante era anche la cottura che veniva fatta lentamente a legna a bassa temperatura (tra gli 800° e i 900°). Non esistevano infatti i forni a gas che modernamente cucinano in fretta ed ad alta temperatura col rischio di non ottenere una perfetta cottura e conseguentemente a scapito della qualità del prodotto finale.

Per quanto riguarda la polvere di cotto, essa derivava dai frantumi di anfore, coppi e mattoni, la cui produzione veniva eseguita con argilla pura cotta per lungo tempo a legna. Anche in questo caso come per la calce i 2 elementi che contribuiscono al risultato finale sono una lunga cottura a legna e la materia prima: l'argilla pura senza l'aggiunta di scarti industriali. I fanghi industriali sono a tutti gli effetti dei rifiuti e in quanto tali sono disciplinati dal Dlgs 152/2006. In Italia i fanghi industriali vengono per lo più smaltiti in discarica, ma possono anche essere smaltiti e di fatto lo sono anche nei cicli di produzione di asfalti, calcestruzzi e laterizi. Va da sé che gli scarti di produzione di laterizi che contengono fanghi industriali anche in quantità elevate, non hanno il potere idraulico del cocciopesto derivato da argilla pura e ben lo sanno i restauratori che devono scremare le offerte del mercato e cercare chi ancora produce mattoni e cocciopesto con tecniche antiche.

Una testimonianza di come sia sentita questa esigenza è data ad esempio dalla Dott. Federica Fenzi che in una mail diretta ad Antica Fornace Carraro ha scritto

“Insegno chimica all'Accademia di Belle Arti di Verona (corso universitario di restauro). Sto seguendo una tesi di laurea sulla ricollocazione in situ di un mosaico tardoromano. Passando in rassegna i cocci macinati in circolazione, mi sono trovata di fronte al disastro: quasi nessun coccio è idraulico (per T di corttira elevata) la restante parte non lo è, e per di più è stata già miscelata con pozzolana e calce. Ho urgenza di trovare un canale di approvvigionamento affidabile e continuativo, per questo e per i prossimi restauri.” Se è disponibile in tal senso e vuole contattarmi, le lascio il mio numero [...] Grazie e buona giornata, Federica Fenzi.

Laureata in chimica nel 2000 presso l'Università degli Studi di Padova, svolge attività di ricerca presso il Consiglio Nazionale delle Ricerche di Padova (da gennaio 2001 a maggio 2014), effettuando studi archeometrici su materiali antichi a matrice inorganica, quali vetro, ceramica, bronzo, pigmenti, leganti idraulici e sviluppando sintesi di materiali ecosostenibili per l'industria e per il restauro di materiali antichi. E' professore a contratto per l'a.a. 2011-2012 del corso di “Chimica per i Beni culturali” per il corso di laurea in Beni Culturali dell'Università degli Studi di Verona - Facoltà di Lettere e Filosofia. A partire dall'a.a. 2013-2014 è professore a contratto del corso “Elementi di Chimica Applicata al Restauro” presso l'Accademia di Belle Arti di Verona, Diploma a Ciclo Unico Quinquennale in Restauro. Siltea S.R.L. Spin Off dell'Università degli studi di Padova ha effettuato analisi macroscopiche e in microscopia digitale, analisi mineralogico petrografiche e analisi chimiche tramite Fluorescenza ai raggi X comparative tra mattoni realizzati con tecniche antiche presso la “Antica Fornace Carraro e mattoni originali di epoca romana. Le analisi sono state condotte presso i laboratori del CNR (Consiglio Nazionale delle Ricerche), istituto di Geoscienze e Risorse U.O.S. di Padova. I risultati dimostrano un'elevata corrispondenza tra i due campioni: le relative composizioni chimiche sono del tutto confrontabili e simili tra loro.

Realizzare l'intonaco in cocciopesto è una tradizione antica e consolidata in migliaia di anni. Il cocciopesto fu diffuso in tutti i suoi utilizzi nella Venezia dei Dogi. Il cocciopesto continua a vivere oggi grazie a chi crede in un'edilizia naturale nota col nome di bioedilizia. Il macinato di cotto è un'idraulicizzante naturale per malte. Ha diverse colorzioni. rosso, giallo e bruciato e diverse granulometrie dalla polvere ventilata Filler a pezzature grosse

Colori e pezzature di cocciopesto

Foto n. 1

Queste sono le pezzature che vengono utilizzate per la maggior parte ma se c'è la necessità di grossi spessori o nel caso calcestruzzo o di pavimentazione vengono utilizzati grani con diametro maggiore

2a Misto paglierino e rosato da 4 a 5 (senza polvere)

2b Brucione paglierino da 0 a 4

2c Misto paglierino e brucione da 3 a 4

2d Brucione da 3 a 4

2e Misto paglierino e brucione da 4 a 5

2f Misto brucione da 4 a 5

Il cocciopesto a base di grassello di calce e macinato di cotto è un prodotto macroporoso, traspirante, elastico, deudimificante, antigelivo, impermeabizzante resistente alle aggressioni climatiche ambientali in zone marine, non produce efflorescenze saline ( infatti l'acqua passa ed evapora, lasciando che i sali passino all'esterno dove si possono spazzolare via, mentre dove c'è cemento il sale si accumula nell'intonaco, creando dei rigonfiamenti che poi scoppiano) , evita che si formino muffe da condensa ( macchie nerastre che fioriscono sul muro), è antibatterico ( la calce è sempre stata usata come disinfettante)

Utilizzo del cocciopesto

Si fa notare che nell'esecuzione dei muri vecchi l'utilizzo di mattoni interi veniva usato per lo più in costruzioni di pregio, lasciate faccia a vista che però erano la minoranza. In tutte le altre venivano usati oltre ai mattoni interi anche pezzi e scaglie oppure mattoni e sassi assieme e quindi era necessario utilizzare una malta di allettamento buona che tenesse legati tutti i pezzi ; in genere questi muri venivano ricoperti dall'intonaco che aveva anche una funzione di rinforzare le pareti, di proteggerle dalla pioggia di mantenere la temperatura interna ed infine anche una valenza decorativa nel caso venisse arricchito da fregi e dipinti. Attualmente nelle ristrutturazioni di vecchi edifici , venendo apprezzato il lato estetico dei muri vecchi c'è una certa tendenza a togliere i vecchi intonaci e a lasciare a vista i muri. In tal caso e bene fare molta attenzione a non indebolire i muri stessi , le vecchie fughe vanno stuccate con cura e con malte compatibili a base di grassello di calce cocciopesto e sabbia

Foto n.3

Foto n. 4 - Mattoni e sassi con malta di allettamento a base di grassello di calce sabbia e cocciopesto giallo

Foto n. 5 - Muro in sassi con malta di allettamento a base di grassello di calce sabbia e cocciopesto brucione che dà alla malta un colore grigio

Se il muro è compatto e in buono stato si può lasciare a vista avendo però cura di stuccare molto bene i buchi tra sasso sasso con malta a base di grassello di calce, sabbia e cocciopesto brucione che dà il colore grigio.

Foto n.6

Se invece la muratura è mista tra antica e moderna o il muro è sconnesso allora è opportunno intonacare il muro.

Foto n.7

Foto n. 8 - Esempio dei vari passaggi: (A) stesura del fondo in cocciopesto; (B) stesura dell'intonaco magro ruvido; (C,D,E) colorazioni diverse della finitura a marmorino.

Fasi successive di esecuzione di un campione

foto 9, 10, 11, 12, 13,14

Per prima cosa si lava il muro. Poi, prima di applicare l'intonaco a base di grassello e cocciopesto si bagna il muro con acqua di calce; ciò permette alle piccole particelle che compongono il grassello di penetrare nel muro sviluppando l'aderenza dell'intonaco che dura nel tempo.

Foto n.9 - Si fanno le guide dello spessore dell'intonaco che vogliamo realizzare

Foto n 10 - Con la cazzuola si getta il cocciopesto

Foto n.11 - con la staggia si livella

Foto n.12 (Applicazione sul muro)

A seconda dello spessore necessario per raddrizzare il muro si procede alla stesura di uno o più strati di cocciopesto.

Per quanto riguarda la granulometria del cocciopesto bisogna tener presente due fattori: la granolometria deve essere in curva cioè il diametro dei grani deve andare dal più grosso alla più fine, per coprire tutti gli spazi affinché l'intonaco risulti compatto, per quanto riguarda il diametro dei grani più grossi bisogna aver presente lo spessore dell'intonaco; più i muri sono irregolari più grana grossa dovremo introdurre nell'impasto. Nel decidere lo spessore dell'intonaco bisogna inoltre tener presente che maggiore è lo spessore maggiore è la capacità dell'intonaco di smaltire l'umidità del muro. Per intonacare un muro vecchio e umido è bene partire da uno spessore minimo di 4 cm. Oltre alle varie grane in curva è importante usare la polvere ventilata( che è come una cipria impalpabile) perché va a riempire tutti gli spazi vuoti. Si aggiunge l'acqua e si mescola bene con l'impastatore.

Foto n. 13

Se il cocciopesto serve solo da fondo allora di farà una finitura grezza affinché lo strato successivo di intonaco si aggrappi meglio.

Foto n. 14 - Se invece si vuole avere un intonaco in solo cocciopesto si procede alla lisciatura finale col frattazzo di legno.

Foto n. 15 Se si vuole coprire con uno strato di intonaco bianco si fa un impasto con una parte di grassello di calce e due parti di polvere di pietra calcare granulometria 0/2

Fino a questo stadio di finitura abbiamo la massima traspirabilità del muro che assorbe e rilascia l'umidità, riducendo i fenomeni di muffa e condense.

Foto n. 16 - Intonaci a marmorino

Se si vuole finire a marmorino si fa un impasto con una parte di grassello di calce e una di carbonato di calcio fine. Si stende col frattazzo e si schiaccia col ferro. Per quanto riguarda la colorazione finale abbiamo a disposizione le tre polveri fini del cotto: rosata gialla e bruciata che dà un colore grigio alla finitura. Se si vogliono altri colori si ricorre all'utilizzo di pigmenti minerali derivati da terreni naturali colorati chiamati più semplicemente terre colorate che si trovano in speciali negozi noti agli amatori dei prodotti per il restauro conservativo.

Si rifinisce stendendo sopra col ferro una crema ottenuta passando l'impasto col setaccio da velo che copre tutte le eventuali imperfezioni. Finché l'intonaco è ancora fresco se vogliamo ottenere l'impermeabilità del muro, l'intonaco va ripassato con sapone di marsiglia a scaglie sciolto a caldo in acqua di calce e steso con movimenti rotatori con un sasso apposito. Il sapone a contatto con il calcare forma sapone calcare che non è più idrosolubile, conferendo al marmorino la sua caratteristica impermeabilità senza impedire però il passaggio del vapore dall'interno verso l'esterno del muro. Questa lavorazione conferisce all'intonaco quelle ombreggiature bianche caratteristiche del sapone. Questa finitura viene usata per gli intonaci esterni foto n. 17 e 18, nelle cucine (foto n. 19) e nei bagni anche all'interno della doccia (foto n. 20) .

Per ottenere risultati adeguati, la realizzazione deve essere affidata ad artigiani esperti.

esempi di realizzazioni in cocciopesto

Foto n. 17

Foto n.18

Foto n. 19

Foto n. 20

Foto n. 21

Una decorazione particolare del marmorino è l'effetto marmo

Foto n. 22

Foto n. 23

Foto n. 24

Foto n. 25

Sopra il marmorino infine possono essere eseguiti decori vari

Gli ambienti rifiniti a marmorino con decori denotano una straordinaria eleganza

Foto n. 26a, 26b

Possono essere eseguiti cornici, decori a rilievo, affreschi

Interni di bagni e saune eseguiti in grassello di calce, cocciopesto e canapa dal noto artigiano piemontese Danilo Dianti.

Foto n. 28, 29

Pareti interne fonoassorbenti

Nelle costruzioni moderne per motivi di peso e velocità di esecuzione le pareti divisorie interne vengono spesso fatte col cartongesso. Ciò comporta però l'inconveniente della trasmissione dei rumori da una stanza all'altra.

Se si desidera ovviare a questo disturbo bisogna tornare all'antico sistema di eseguir le pareti interne con un'orditura di moraletti di legno riempiti da un impasto di grassello di calce, cocciopesto e paglia ben costipati dentro l'intelaiatura di legno che si procede a rivestire con arelle, a ridosso delle arelle va eseguito un rinzaffo di cocciopesto cui segue uno strato di intonaco grezzo e una finitura di cocciopesto lisciato. Questo tipo di parete, se eseguita ad arte da artigiani esperti, garantisce un ottimo isolamento termico ed acustico ed è idroregolatore (se cè più del 50% di umidità nell'aria della stanza l'assorbe, se è meno del 50% la rilascia).

Foto n. 30 - Pareti riscaldate

All'interno di queste pareti possono passare i tubi del riscaldamento. Questo sistema può venire apprezzato particolarmente per le pareti dei bagni dove oltre ad essere garantita la traspirabilità del muro può essere velocizza l'asciugatura di indumenti appesi ai ganci infissi nel muro.

ISOLAMENTO ACUSTICO TRA I SOLAI

Foto n. 31 - Pavimento fonoassorbente

I rumori si distinguono in quelli ad alta frequenza (conversazioni provenienti dalla stanza vicina , impianti di condizionamento radio e televisione ad alto volume) e rumori a bassa frequenza (calpestio) Ciascun rumore può essere abbattuto dal materiale appropriato e dalla sua giusta applicazione.

Per ottenere un ottimo isolamento acustico (oltre che termico) del solaio i migliori materiali da impiegare sono quelli fonoassorbenti porosi e poiché il cocciopesto è noto per essere un materiale macroporoso, un mazzetto di cocciopesto grassello disposto sopra uno strato di paglia unisce la fonoassorbenza alla leggerezza del peso. Esso va costruito col sistema MASSA-MOLLA-MASSA cioè tra il solaio vero e proprio ed il pavimento. Facciamo un esempio di come dovrebbe essere eseguito un corretto restauro di un solaio in un palazzo storico: sopra i travi e le tavole di legno originali vanno posti i pannelli multistrato in legno da 5cm, essi vanno agganciati ai muri perimetrali con perni di acciaio allo scopo di rendere il solaio portante; sopra vanno messi dei fogli di carta oleata, sopra si appoggia una coppia di morali in legno alti 12 cm. ad una distanza di 80cm , questi morali fungono solo da guide e vanno spostati man mano che si procede alla stesura dell'impasto; si riempie con latte di calce un mastellone si mette in ammollo la paglia sminuzzata. La Calce uccide tutti i batteri le larve di insetti eventualmente presenti nella paglia, si scola la paglia e la si stende tra i morali comprimendola bene con l'aiuto di un telo di juta steso sopra, la si fissa ai tavoloni sottostanti per mezzo di lunghe viti di acciaio con un'orditura di fili di acciaio, si spostano i morali fino ad aver coperto tutta la stanza con uno strato di 12 cm di paglia e calce. A questo punto si stende sopra un mazzetto di grassello di calce e cocciopesto di 10 cm. Sopra il quale va posato il pavimento (possibilmente dei tavelloni in cotto fatto a mano).

Foto n. 32 - Se come pavimentazione si decide di posare legno massello allora dentro al mazzetto di cocciopesto bisogna annegare dei bagatelli ( moraletti) in legno sui quali si andranno poi ad ancorare le assi di legno.

Foto n. 33 - Sotto questo massetto possono anche essere messi i tubi per riscaldamento a pavimento.

3. Terrazzo alla Veneziana

Già nell'antichità l'impasto a base di grassello di calce e cocciopesto veniva utilizzato per pavimentazione spesso decorata in superficie da mosaici disposti a formare splendidi disegni. Alcuni esempi sono stati rinvenuti in case repubblicane e nelle ville di Pompei, ma è all'epoca della Serenissima Repubblica di Venezia che questo pavimento ha avuto il suo massimo splendore. Lo spessore era consistente, sia per contrastare l'umidità sia per motivi di elasticità: più alto è lo spessore infatti più si allontana il rischio di crepi in superficie. È composto da due strati:

  • uno di fondo che è più magro (cioè con meno calce) e più grossolano;
  • un secondo strato più grasso e con le graniglie scelte a seconda della colorazione e pezzatura che si vuole vedere in superficie a pavimento finito.

Le graniglie devono essere in curva cioè la misura deve spaziare dalla più grande alla più piccola e contenere anche polveri finissime in modo da riempire tutti gli spazi. Prima di tutto bisogna calcolare la quantità complessiva di graniglie necessaria in base alla superficie da pavimentare (circa 20 kili di graniglia pe un metro quadro alto un cm), dosare i vari componenti secondo la ricetta scelta (versare la quantità complessiva di graniglia in un piazzale e mescolarla a secco con cura, fare lo stesso con le polveri di cocciopesto ventilato e di carbonato di calcio. Ciò permetterà di avere un pavimento dall'aspetto uniforme e non a chiazze come succederebbe se si dosasse ogni singola dose che va in betoniera perché per quanta attenzione venga prestata ci sarebbero comunque delle differenze sia pur minime che influenzerebbero il risultato finale. Versare in betoniere prima le polveri e mescolarle poi aggiungere le graniglie precedentemente bagnate con latte di calce e amalgamare il tutto da ultimo aggiungere il grassello e mescolare bene.

Con la carriola stendere l'impasto sul solaio, tirarlo con la staggia fare la semina di superficie desiderata con scaglie più grosse in cotto o in marmo e pian piano batterlo e lisciarlo con un frattazzo finche l'acqua viene in superficie e non si vedono più spuntare i sassi ma il pavimento appare liscio; mantenere coperto il pavimento con un foglio di nylon fino al giorno dopo per rallentare l'asciugatura, la mattina seguente batterlo bene e poi ricoprire e così via finche lentamenta asciuga a quel punto inondarlo con olio di lino crudo fino a saturazione poi levigarlo ad acqua poi quando è asciutto per chiudere tutti i buchi fare un impasto con gesso da sarti e olio di lino cotto e levigarlo nuovamente, cosi di seguito finché sono chiusi tutti i buchi. Da ultimo dare una mano di olio di lino cotto e cera.

Pastellone Veneziano

È un terrazzo veneziano più povero senza semina di superficie ma con solo impasto molto fino e colorato con cinabro per apparire rosso; era diffuso a Venezia nel XVI secolo.

Foto n. 35 - Pavimenti in cocciopesto con inserti in cotto

Ricostruzione in cocciopesto originario arco in pietra di Nanto

Il cocciopesto può essere utilizzato per ricostruire contorni di finestre in pietra ammalorate nel tempo. Come si vede nella fotografia la parte destra della foto mostra la ricostruzione in cocciopesto del pilastrino posto a contorno della finestra; a destra vediamo la parziale copertura del cocciopesto con l'intonachino bianco in grassello e carbonato di calce e a fianco la finitura con un intonachino a base di grassello di calce e polvere di pietra di Nanto macinata.

Foto n. 37 - Consolidamento di vecchi solai con grassello di calce e cocciopesto

Rappezzi in grassello di calce e cocciopesto di vecchi soffitti con arelle

Esecuzione del tetto della propria casa fatto personalmente dal bioartigiano Manuel Foralosso

Il tetto che è stato coibentato con paglia annegata in latte di calce e ricoperta con massetto di grassello di calce e cocciopesto.

  1. sotto vanno le travi
  2. sopra tavelle
  3. sopra, morali
  4. tra ciascun morale, viene messa la paglia
  5. sopra la paglia, tavole di legno poste di traverso
  6. sopra, la copertura in coppi

In questa maniera si ottiene un tetto ventilato

Foto n.40 - Fondamenta realizzate personalmente dal bioartigiano Manuel Foralosso

Esempio di fondamenta di una casa in bioedilizia, fatte con mattoni brucioni posti in opera con malta di grassello calce e polvere di cocciopesto con ottime resistenze meccaniche e idrauliche. I mattoni brucioni sono quasi vetrificati, quindi non assorbono acqua e hanno ottime resistenze meccaniche.

Foto 41, 42, 43 - Restauro di pavimenti antichi con boiacca a base di cocciopesto, grassello di calce e terre colorate

Il cocciopesto ventilato può essere utilizzato anche nei filtri di depurazione delle acque e come concime agricolo.

Come abbiamo potuto vedere, sia in epoca antica si in epoca moderna l'utilizzo del grassello di calce con il cocciopesto dà ottimi risultati in tutti i campi del restauro e anche della bioedilizia. Tuttavia richiede maestranze specializzate, appassionate del loro mestiere e un'utenza altrettanto appassionata e necessariamente disposta a spendere qualcosa in più per il costo non tanto dei materiali quanto della manodopera. In questi ultimi anni si è notato che molte persone appassionate si sono avvicinate a questo settore e hanno percorso con successo la strada del fai da te per supplire al costo che una manodopera artigiana esperta necessariamente comporta.

Per venire incontro a quest'esigenza sono stati istituiti numerosi corsi volti ad insegnare le tecniche antiche. Tra questi spicca il Centro Europeo per i Mestieri del Patrimonio - Associazione Villa Fabris (VI). Tuttavia per chi non può permettersi i maggiori costi dovuti all'utilizzo di una manodopera artigiana maggiormente specializzata e al maggior tempo di applicazione manuale di questi prodotti, né può provvedere autonomamente alla realizzazione dei lavori, la conoscenza delle materie prime antiche unita alla tecnologia dei materiali sono venute in soccorso.

Come già menzionato, la Dott.ssa Fenzi non solo ha svolto attività di ricerca presso il CNR di Padova, ma ha anche effettuato studi archeometrici sui materiali antichi, e ha sviluppato sintesi di materiali ecosostenibili per l'industria e per il restauro di materiali antichi. In base a quest'esperienza in più campi, ha sviluppato un prodotto innovativo a base di calce idraulica, cocciopesto micronizzato e microrganismi naturali che ha unito alle caratteristiche della calce e del cocciopesto la facilità di una posa in opera con tecniche moderne.

È proprio a questo punto che si inserisce un know-how innovativo grazie al quale il cocciopesto è in grado di difendersi attivamente in ambienti avversi. Più precisamente, il cocciopesto viene additivato con un prodotto liquido a base di microrganismi benefici (non OGM) e con un additivo in polvere che costituisce il cuore dell'innovazione. I dati preliminari e le prove applicative di cantiere indicano che i risultati migliori si ottengono in soluzioni saline sature (cloruri e solfati), nelle quali il cocciopesto additivato osserva un progressivo miglioramento delle proprietà meccaniche, laddove sarebbe attesa un loro drastica diminuzione.

44 - Esempio di parete colpita da umidità che affiora in superficie, causata da una normale malta cementizia

45 - la stessa parete risanata dopo che è stata tolta la malta cementizia e ridata una malta a base di calce idraulica naturale, cocciopesto micronizzato con additivo in polvere a base di microorganismi benefici non OGM

A conclusione, si può affermare che l'alleanza tra calce e cocciopesto nelle sue varie combinazioni e possibilità è senz'altro vincente, ed è per questo che gli architetti appassionati del loro mestiere l'hanno riscoperta.

L'impossessarsi delle tecniche antiche e saper fornire una corretta posa in opera di questi materiali, garantisce agli artigiani che si avvicinano a questo mondo un lavoro costante, ben retribuito e ricco di soddisfazioni. Gli utilizzatori finali che non delegano ad altri ma si interessano personalmente, studiano, approfondiscono e scelgono con cognizione di causa l'utilizzo di questi prodotti, al posto di quelli generici industriali che si trovano in commercio, ottengono un risultato finale di vivibilità della loro casa che li soddisferanno non solo nell'immediatezza ma con continuità nel tempo.

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